C’è di mezzo il Toro



La prossima cordata svizzera per Torino

La prossima cordata svizzera per Torino



Tra l’incudine e il martello, tra Cairo e chi vuole speculare sopra il Toro, siano essi i Tesoro, la cordata Svizzera, Ciuccariello, gli Arabi o la Red Bull. E’ sempre il Toro che ci va di mezzo, è sempre il Toro che ci rimette. Tra uno che non vuole mollare l’osso senza una buona uscita che molti reputano sacrosanta (e che in Italia non si fa fatica a ritenere tale), come se glielo avessimo detto noi di buttare milioni di euro in investimenti sbagliati. E gli altri che annusano l’osso da spolpare, la speculazione possibile al centro di Torino, con le possibilità imprenditoriali relative e le possibilità economiche che solo Cairo si ostina a negare, possibilità date da un popolo di innamorati come sono la gente del Toro, disposta a rinunciare al futile per andare dietro alla propria passione.

Ma chi ci rimette, al solito, è la gente del Toro e la comunità in cui il Toro vive. Gli spazi convertiti in supermercati concessi all’imprenditore di turno, come fu un tempo per la Bennet e gli spazi che Cimminelli gli concesse, o gli spazi da convertire in palazzine, come fu prima dell’ignorante, gobbo e dispotico proprietario-fantoccio della Ergom. Un tempo ritenevo legittime queste concessioni, perché chi investe in un simbolo di una comunità deve avere necessariamente un ritorno economico, nessuno fa niente per niente, diremmo in Italia. Lo stesso ragionamento che un tempo fece Zamparini al Venezia, che dopo aver visto che le concessioni che gli erano state fatte non corrispondevano ai suoi criteri di remunerazione tramite speculazioni, ha deciso di fare armi e bagagli (e portandosi dietro anche un pezzo della società) e trasferirsi in un posto in cui avrebbero compreso il do ut des, il mercimonio tipico della politica italiana, Palermo appunto. Che diamine, un imprenditore viene ad investire a Venezia, logico che poi se ne scappi se non riesce a fare soldi, no?

E adesso arriva la cordata Svizzera. tale Alessandro Proto, titolare dell’agenzia omonima che cura gli affari di imprenditori che non hanno nemmeno il coraggio di metterci la faccia per trattare con Cairo, visto il vizio di quest’ultimo di cambiare idea ad ogni alito di vento (il papa decaduto ha già smentito ogni contatto). E cosa ci aspettiamo? Grandi miracoli, soldi a palate (questo tizio ha trattato anche l’acquisto della villa di Brad Pitt e Angelina Jolie in Italia sulle colline di Verona, per esempio) anche se il fatto che il fondo da lui fondato si chiami Caronte non depone molto a suo favore. Ma quanti di voi si aspettano il bene del Toro? Io, a dire la verità, sono scettico. Per me, il bene del Toro passa solo dalla ricostruzione del Fila, finanziata da noi tifosi, gestito da noi con le nostre teste e con a cuore i nostri interessi e quelli di nessun altro. Lo so, sono un pazzo visionario e questo non sarebbe mai possibile a Torino, mai in Italia. Ma almeno per questi interessi non c’è bisogno di chiedere nessuna contropartita al comune. Nessun pezzo di Torino da sacrificare.

Leonardo Daga
Segreteria di RomaGranata
email: leonardo.daga@romagranata.it
Il presente articolo è solo frutto delle riflessioni dell’autore e non riflette in alcun modo se non casualmente l’opinione dei dirigenti o degli iscritti al club.