Una storia recente, descritta anche da un recente servizio di Report, non molto differente da quelle che si vivono in Italia e che al Toro conosciamo bene. Una società in difficoltà, la possibilità di rilevarla a pochi soldi, un ricco uomo che arriva a comprare tutto con lo scopo di farsi bello e gestire i propri affari. No, non parliamo di Cairo (almeno quest’ultimo è piemontese) ma di Malcom Glazer, attuale proprietario del Manchester United che dopo aver promesso mare e monti ha portato la squadra ad un indebitamento (500 mln di euro) al limite delle regole britanniche ed europee. Alcuni tifosi dello United hanno storto il naso per l’arrivo del miliardario statunitense ma hanno per così dire abbozzato, altri hanno deciso di non stare al gioco e creare una nuova squadra a Manchester. Ce l’hanno fatta dopo un po’ di tribolazioni e si sono reinscritti al calcio ufficiale inglese partendo dal gradino più basso (nel calcio inglese ci sono dieci livelli). La forma societaria creata è quella del Trust, una sorta di Azionariato Popolare riconosciuto in Gran Bretagna e sconosciuto nell’ordinamento giuridico romano adottato in Italia, che permette ai tifosi di decidere le sorti della società con la politica del “una testa, un voto”. I principi del Trust sono riportati in fondo all’articolo, giusto per essere chiari, ma sta di fatto che l’iniziativa ha portato con sé molti tifosi che hanno con tanta energia supportato il club fin dai primi passi.
Dopo i primi momenti di entusiasmo e di vittorie, in cui la squadra era puntualmente seguita da circa 2000 spettatori in campionati che a malapena ne accolgono un centinaio e che hanno portato la squadra fino al 7° gradino del campionato inglese (equivalente alla nostra promozione) qualcosa sta iniziando a mancare e i progressi della squadra hanno subito un colpo di arresto. In effetti il primo grande problema della nuova squadra è la mancanza di uno stadio di proprietà, per cui squadra e tifosi devono di domenica in domenica chiedere ospitalità ad un’altra squadra con il risultato di perdere parte degli incassi (per l’affitto dello stadio ospitante) e comunque di non sentirsi mai a casa propria. A mio parere questo è un punto cruciale dello sviluppo della squadra sia in termini economici che di motivazione. Dopotutto la storia del Filadelfia per il Toro è per i tifosi del Torino ben nota e fa capire quanto sia grande l’importanza dell’avere una casa dove incitare e coccolarsi i giocatori.
Proprio la questione stadi è stata fin dall’inizio nei pensieri di chi ha organizzato la rinascita dello United of Manchester (o FC United, come preferiscono farsi chiamare) e infatti è di questi giorni il lancio dell’acquisto di shares o azioni per per un totale di 1.5m £ (ovvero 1.76 milioni di euro) allo scopo di costruire uno stadio per 5000 spettatori (con potenzialità di espansione del numero di posti) a Newton Heath, luogo di nascita del Manchester United, una serie di strutture per lo sviluppo della squadra e delle giovanili e una casa definitiva per il club, i suoi sostenitori e per i giovani tifosi. Insomma una cosa da far venire i brividi se la pensassimo associata al nostro Toro. Tutto questo con un minimo di 235 euro per azione (non poco, a dire la verità) con la garanzia di ritorno dell’investimento praticamente nulle (ma ben chiarite nell’offerta – nessuna illusione) ma con l’appoggio del comune di Manchester e un piano di investimento ben fatto per un totale di 4.13 milioni di euro (i restanti soldi sono a carico delle istituzioni civili e sportive che hanno già dato la loro disponibilità).
Le immagini del progetto dello stadio sono molto suggestive e tutto fa sperare che il progetto possa avere successo. Ma un grosso ostacolo alla rinascita della squadra per il ritorno a livelli professionistici adeguati al seguito che ha è sicuramente la competizione di tifo con le altre due squadre di Manchester che ancora vivono nella stessa città, in quanto molti tifosi dell’FC United sono anche tifosi del Manchester United, anche se spesso non possono permettersi l’abbonamento allo stadio il cui prezzo è praticamente raddoppiato negli ultimi anni. Insomma molte più risorse sarebbero disponibili in assenza della squadra maggiore, ma nonostante tutto i fondatori della nuova squadra non mollano: andranno avanti nonostante tutto e tutti.
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(vedi anche: articolo comparso su El-Pais)
Leonardo Daga
Segreteria di RomaGranata
email: leonardo.daga@romagranata.it
Il presente articolo è solo frutto delle riflessioni dell’autore e non riflette in alcun modo se non casualmente l’opinione dei dirigenti o degli iscritti al club.









