Una trasferta come tante, che qualsiasi tifoso avrebbe potuto fare. Partenza da Torino abbastanza presto, con la nebbia in agguato non si sa mai quanto tempo è necessario per arrivare e siamo in Gennaio, periodo in cui nel nord dell’Italia le condizioni meteorologiche non fanno grandi promesse. Navigatore impostato, meglio non arrivare troppo tardi. Bisogna assolutamente trovare un biglietto.
E già, trovare un biglietto. Un’operazione assolutamente proibita da diversi anni ormai, da quando non sono più in vendita i biglietti il Sabato allo stadio per i tifosi ospiti. Il pensiero è che ci arrangeremo con dei biglietti di qualche altro settore dello stadio, si dice che ce n’è ancora qualcuno dei distinti, ma è proprio difficile andarli a comprare perché l’unico botteghino disponibile si trova proprio sotto la curva del Varese e apre in un orario in cui i tifosi locali iniziano ad arrivare. E forse ci faranno entrare nella curva destinata agli ospiti senza tessera del tifoso.
Proprio così: Sabato a Varese era disponibile un intero settore per i tifosi ospiti non in possesso della tessera tanto pubblicizzata dal Ministro degli Interni, peraltro cittadino di Varese. Il primo dei paradossi di questa giornata. Insomma: la regola idiota è che non puoi comprare il biglietto del settore ospiti se non hai la tessera del tifoso? Bene, alcune persone di buon senso tra le istituzioni (che il protettore dei tifosi da trasferta li protegga) hanno creato un settore dedicato ad altri tifosi (che per la legge dovrebbero essere tifosi del Varese o spettatori neutri…) e ne hanno consentito la vendita in Piemonte. Della serie: fortuna che gli Italiani sono bravi ad aggirare le leggi, sopratutto quando sono ingiuste.
Il problema era però la capienza. Per non rendere la cosa troppo sfacciata, hanno ridotto la capienza della curva e riaperto a più riprese la vendita dei biglietti non appena i biglietti venivano esauriti, ovvero immediatamente, vista la richiesta da parte dei tifosi del Toro. Balletto finito Venerdì mattina, quando nemmeno l’ombra di un biglietto era rimasta in vendita. E molti tifosi del Toro, vistosi senza biglietto, si sono trovati a dover prendere biglietti (via web o tramite call center) di altri settori dello stadio, mischiandosi con i tifosi del Varese che solo la settimana prima si sono dimostrati tutt’altro che amichevoli con quelli del Piacenza.
Insomma, la speranza di vedere la partita era ridotta. Quando poi siamo arrivati allo stadio e ci siamo fatti più volte il giro dello stadio in cerca di botteghini aperti, iniziavamo a pensare di dover rinunciare. Uno, due giri, poi la polizia inizia a schierarsi e ad occupare gli accessi, consigliandoci di non passare nei dintorni della curva nord con le sciarpe del Toro al collo: saggio suggerimento rivolto più che altro a qualche altro tifoso granata che si era aggregato nella passeggiata. Un altro mezzo giro: veniamo a sapere che la biglietteria della curva nord è l’unica che vende i biglietti anche per i distinti ed è pericoloso andare fin lì. Si ritorna indietro e si spera che chiamando la biglietteria online qualche biglietto si riesca a rimediare: nulla di fatto, gli operatori ci dicono che i biglietti sono finiti, le speranze sono al minimo.
A questo punto il miracolo: il Signore illumina chi di dovere, si apre la biglietteria Sud. Ci avviciniamo senza troppa fiducia, ma le persone in fila confermano: vendono biglietti per la curva Sud, “Settore Non Ospiti Ma Quasi”, riusciamo a recuperare il nostro biglietto, scritto a penna su carta SIAE (si tranquillizzino gli esattori) con tanto di nome, cognome e data di nascita, copiato anche su un foglio a parte (in figura, il biglietto con il nome cambiato con quello del nostro Ministro degli Interni). Prendiamo al volo una pizza che mangiamo condita con un sacco di fame e poi subito dentro lo stadio, con l’addetta al tornello che ricopia i dati nel tagliando che taglia via.
Entriamo dentro lo stadio, sulle gradinate, e qui la sorpresa finale: una curva bella, piena, forse un migliaio di persone, tanta gente che canta, che incoraggia il Toro, tutti senza tessera. E quattro gatti, magari un centinaio, provvisti di tessera,
Certo, tutto questo per vedere una partita del cavolo, persa dal Toro per 3-0. Ma vuoi mettere la soddisfazione di vedere il successo dell’intelligenza contro la stupidità delle leggi pensate solo per rendere difficile la vita ai tifosi?
Leonardo Daga
Segreteria di RomaGranata
email: leonardo.daga@romagranata.it
Il presente articolo è solo frutto delle riflessioni dell’autore e non riflette in alcun modo se non casualmente l’opinione dei dirigenti o degli iscritti al club.
Foto allo stadio
La “Gabbia” dei tesserati
La curva dei “tifosi provenienti dal Piemonte”












che bel racconto leo,e quanto è davvero stupido tutto ciò.
Facciamo in modo che non ci fermino mai,nelle nostre scelte come nelle nostre idee,
anche se incontreremo sempre nella nostra strada leggi assurde,rappresentanti venduti (ogni riferimento sindacale è voluto e non casuale ) e burocrati di ferro…arrugginito.
Ogni tanto….toh,il buon senso