In questi tempi recenti è difficile sognare, è tanto più difficile quando si è svegli perché in questo mondo non c’è spazio per i sogni, tutt’al più c’è del margine per speranze che nascono e crescono e che bisogna difendere a gomitate.
Ci sono a volte però giorni in cui ti capita di inseguire un sogno e sono giorni che spesso valgono una vita, che insieme ad altre poche cose ti danno la soddisfazione di averla vissuta. Sono quei giorni in cui assisti ad una caduta di un muro, partecipi ad un cambio epocale, chiudi una porta o ne apri un’altra.
Non c’è la pretesa che questo giorno abbia lo stesso significato per tutti.
Per alcuni è semplicemente un lunedì mattina, di quelli che il tempo anonimo relega tra i giorni infausti in cui ci si ricorda brevemente solo del traffico o dell’alzataccia, giorni di cui preferisci fare volentieri a meno. Per alcuni è semplicemente l’inizio di un progetto, di un solco nella carta tracciato da una penna, di una traccia nel terreno che un giorno ospiterà la sua bellissima conclusione, ma alla fine è un giorno di cui nel tempo ci si potrà dimenticare essendo altre le cose più importanti della vita.
I sogni, si sa, sono entità strane, concatenazioni di eventi che difficilmente sono sotto controllo, tramutano all’improvviso e sono sempre minacciati dal trasformarsi in incubi. Nascono con una giornata di sole e si tramutano in un vicolo buio senza uscita, nel quale devi lottare contro catene e paure, affrontare vincoli che spesso sono altra rappresentazione di te stesso. Sequenza tipica del mondo di Morfeo e nella realtà, nel mondo attuale in cui è difficile immaginare prima ancora che sognare, succede spesso lo stesso. Talvolta però, nella realtà, gli incubi possono anche avere una fine. Possono cadere i muri, possono aprirsi sbarre e celle, possono finire le ingiustizie.
Per tanti, oggi, è un giorno come altri. Per me è un giorno diverso, di quei giorni in cui guardi il calendario e vorresti che fosse indicato con un altro colore, vorresti che fosse di nuovo il primo giorno dell’anno, di un decennio, di un nuovo secolo, perché oggi è il primo giorno di un’era, di un età in cui finalmente si ristabilisce l’ordine naturale delle cose.
Ad occhi chiusi, in pochi secondi, riassaporo il sogno fatto di gente, di fratelli che incontrano di nuovo per ricostruire la loro casa, di ragazzi che un giorno diventeranno uomini veri, di gente che guardando un campo verde avranno dei sogni.
Oggi, finalmente, una penna passata tra più mani traccerà solchi in un foglio, che diventeranno solchi nella terra, che diventeranno, spero presto, il nostro Filadelfia.
Leonardo Daga
Segreteria di RomaGranata
email: leonardo.daga@romagranata.it
Il presente articolo è solo frutto delle riflessioni dell’autore e non riflette in alcun modo se non casualmente l’opinione dei dirigenti o degli iscritti al club.








