Il Progetto di azionariato di ToroMio

Descrizione

Dopo aver esaminato varie realtà nazionali ed internazionali relative ai progetti di quello che genericamente viene definito azionariato popolare, andiamo a considerare il progetto ToroMio, progetto riguardante il Torino e costituito dal 2009 da un gruppo di tifosi e imprenditori legati al Toro. Si tratta di un azionariato, inizialmente costituito in una finanziaria società per azioni, che ha come obiettivo la creazione di un soggetto forte in grado di trattare con il Torino FC, soggetto che nella fase successiva sia in grado di trasformarsi nella fase finale del progetto in un azionariato reale diffuso, in cui l’idea è di allargare il più possibile la base di azionisti tifosi coinvolti nel progetto.

Obiettivo di ToroMio è, come indica lo statuto, arrivare ad influire sulle decisioni che riguardano la squadra di calcio del Torino F.C. e per questo chiede agli associati di partecipare tramite una promessa di investimento ad una raccolta di fondi che, dopo aver raggiunto una quota critica (circa un milione di euro, prevista nel 2012), sia in grado di interessare il proprietario di turno della squadra che dovrebbe concedere, a fronte dell’acquisto di azioni da parte di ToroMio, un posto di rilevanza all’interno del club.

Gli scopi del progetto ToroMio, non esplicitati nello statuto ma indicati nel relativo sito web (ToroMio – obiettivo azionariato) è quello di crescere di dimensione e di coinvolgere man mano un numero crescente di investitori e sopratutto di imprenditori per ingrandire, quanto possibile, la quota di partecipazione nel Torino F.C.. Nella ipotesi di crescita del loro progetto (ToroMio – ipotesi di crescita), ToroMio intende aumentare la propria quota di partecipazione nel Torino FC (tramite la finanziaria che inizialmente costituirebbe la testa di ponte) fino ad arrivare al controllo prima parziale e poi completo della società di calcio, arrivando infine ad una public company in cui i singoli azionisti sono vincolati a non possedere più del 3% delle azioni (in termini pratici, considerando un capitale investito ad esempio pari a 20M€, il massimo investimento sarebbe di 600.000 €), in modo da dare quel senso di popolarità all’azionariato che viene indicato in più parti del sito del progetto.

Tra le ipotesi di crescita c’è quello di aumentare il potere economico dell’associazione tramite iniziative commerciali ed industriali che tendano quindi ad unire imprenditori-tifosi in progetti condivisi, il così definito volano virtuale che dovrebbe dare beneficio agli imprenditori e al club tramite investimenti nella squadra.

Intenzione del progetto è di coinvolgere i tifosi in molteplici modi: tramite la condivisione degli oneri economici e dei successivi (nelle speranze del progetto) ricavi che ne potrebbero conseguire, anche grazie all’acquisizione di attività industriali e commerciali, insomma la creazione di una serie di polo sportivo-industriale che utilizzi parte dei ricavi nella squadra e parte invece distribuiti tra gli azionisti. Altro modo in cui saranno coinvolti i tifosi è attraverso la elezione del proprio rappresentante nel CdA che dovrebbe poi definire le scelte strategiche sia in materia di squadra di calcio, sia in materia di iniziative industriali.

Pro

L’idea dell’azionariato costituito in questo modo non è sbagliata in sé. Nei principi di scelta di questa forma di azionariato c’è l’idea che quanto versato corrisponda, per sempre, ad una quota di partecipazione nella squadra e che possa, nel migliore dei mondi possibili, generare profitti ed essere anche tramandato da padre in figlio. E’ quanto succede nella società per azioni, si acquistano piccole porzioni di una società e il capitale così investito segue le sorti della squadra, apprezzandosi e deprezzandosi in funzione della buona o cattiva gestione della società.

Inoltre, l’imprenditore che ha in comune le proprie azioni con il tifoso ha tutti gli interessi affinché il titolo del Torino si apprezzi o comunque mantenga buoni livelli. Infine, si evince dal sito che nella speranza dell’associazione ci sia la creazione di una lobby di interessi attorno al club che inneschi un volano virtuoso attorno alle sue attività, per cui ogni imprenditore tifoso sia portato a favorire il Torino nei propri interessi commerciali.

Contro

La democrazia indicata negli obiettivi in realtà è una aristocrazia, cioè alla fin fine, come è logico pensare in una logica di profitto, ognuno ha potere di voto in funzione del proprio investimento, anche se alla fine del progetto si prospetta una riduzione al 3% della quota massima posseduta da ciascun azionista. Anche in quest’ultimo caso però, basterebbe un gruppo di una quindicina di persone per fare il bello e cattivo tempo nella associazione (17 persone x 3% = 51%), senza considerare l’eventualità dell’utilizzo di prestanome da parte di un socio che voglia controllare il tutto.

Analizzando nel dettaglio il progetto ToroMio, si nota che è contraddistinto da una notevole dinamicità, forse legata alla fase iniziale del progetto, per cui con l’adesione alla sottoscrizione non è ben chiaro quale progetto si stia sottoscrivendo. Lo stesso statuto dell’associazione è semplicemente uno statuto di principio sulla costituzione dell’azionariato e non garantisce le linee guida con le quali si dovrà muovere il progetto, affidato probabilmente alle capacità imprenditoriali di chi lo dovrà gestire. L’evoluzione temporale del progetto, per quanto illustrata tramite schemi, non è accompagnata da un piano di investimenti e di costi che tipicamente contraddistingue le operazioni economiche di acquisizione delle società.

La possibilità di acquisizione del Torino FC, inoltre, è condizionata ad una offerta da fare alla società di calcio per l’acquisizione di una quota (irrealizzabile probabilmente con Cairo) che comunque darebbe un potere di contrattazione minimo (pensando a quanto controllo un eventuale presidente potrebbe cedere per una quota di 1 milione di euro, ad esempio). L’ipotesi di una finanziaria che possa acquisire, tramite l’investimento da parte di imprenditori, una parte consistente del Torino non si spiega come possa essere condizionata dall’adesione al progetto da parte dei tifosi: gli imprenditori già da soli potrebbero operare tramite una finanziaria facendo i propri affari fuori dalla luce dai riflettori come normalmente si opera in Italia: quindi, perché aspettare i tifosi per far partire il progetto? Inoltre, se un tifoso abbiente mette 30000 euro e 300 tifosi mettono 100 euro a testa, siamo proprio sicuri che il singolo voto del primo valga quanto i voti dei 300 tifosi? Siamo sicuri che un tifoso ricco ragioni e sia in grado di scegliere la dirigenza meglio di 300 tifosi non abbienti?

A dimostrazione di quanto poco valgono i singoli piccoli investitori basta dare un’occhiata all’attuale statistica di promesse dell’azionariato di ToroMio: i primi 4 investitori, con 255.000 euro promessi sul totale dei 484.500 euro promessi dal totale di 400 potenziali azionisti), hanno già il controllo con il 52% delle promesse. I primi due di questi, con 210.000 euro controllano già il 42% delle azioni!

A riguardo dei profitti paventati, prendendo solo in esempio le squadre italiane costituite in SpA, i profitti realizzati da chi ha investito nella prima fase sono brutti numeri. Le azioni di Giuve, Lazio e Roma valgono infatti un quarto di quanto valevano nel momento in cui sono state piazzate in borsa, risultando sopratutto un affare per chi ha emesso le azioni (i proprietari) piuttosto che per i tifosi.

Infine, si parte da presupposti non del tutto chiari. Il Barcellona, tirato in ballo nel sito web come esempio di azionariato, è in realtà una associazione di tifosi completamente diversa da ToroMio. Nel Barcellona ogni socio investe la stessa quota di tutti (circa 200 euro a stagione) per avere diritto a numerosi vantaggi (primo tra tutti l’acquisto dell’abbonamento a soli 100 euro, poi la prelazione sui biglietti, poi gadget e sconti vari) ma sopratutto la possibilità di decidere, una testa un voto, sulle decisioni più importanti della società e sulla scelta della dirigenza, senza la possibilità che si crei una lobby. Questo approccio, completamente privo di interessi economici perché non promette alcun ritorno, rende possibile l’esistenza del Barcellona dalla sua nascita, anche quando non ha ottenuto risultati sportivi eccelsi (vedi Barcellona: dove il Trust supera i privati per maggiori dettagli).

Leonardo Daga
email: leonardo.daga@romagranata.it
Il presente articolo è solo frutto ESCLUSIVAMENTE delle riflessioni dell’autore e non riflette in alcun modo se non casualmente l’opinione dei dirigenti o degli iscritti al club.