Il Toro mette la freccia

Sampdoria-Torino 1-2: Suciu e Bianchi firmano un successo limpido dei granata.

E finalmente, dopo tanti anni di brutte figure, più o meno meritate, finalmente il Toro può festeggiare una vittoria come si deve. Ho dovuto rivedere la partita un’altra volta per dimostrare a me stesso che quello che stavo vedendo era la realtà, finalmente una squadra che gioca palla a terra e non butta via palloni (anche quando dovrebbe farlo con Coppola – ma poi Ventura pone rimedio dando la licenza di spazzare quando serve) insistendo nel possesso palla rischiando anche qualcosa di più, ma garantendo se non altro una maggior tenuta del campo evitando di alimentare continuamente la manovra avversaria con palloni lanciati e persi, purtroppo triste tipica storia del passato recente della squadra granata.

La soddisfazione non è totale, perché a tratti la Samp ha mostrato il suo fuoco di paglia (inscenato spesso dalle squadre che incontrano il Toro) che sembrava dovesse durare e ha messo paura ai granata con la sua velocità e il pressing, meritando un vantaggio nato dall’incapacità di Suciu e Parisi di contenere l’ex Semioli e dall’errore di posizione di Di Cesare su Costa, libero di colpire a due passi dal sempre incerto (nelle uscite) Coppola.

Ma se il pressing asfissiante ha presto stancato i ciclisti, che hanno tirato i remi in barca subito dopo il vantaggio, l’altro errore di Atzori è stato quello di non sfruttare in alcun modo le debolezze granata, lasciando un impalpabile Maccarone lì davanti e condannando Bertani a sbattere contro il muro eretto dall’immenso Ogbonna davanti la porta granata.

E non c’è più stata storia. Sigillate le retrovie con Darmian a destra e Suciu e Parisi a sinistra, il Toro dopo subito lo svantaggio ha iniziato a conquistare metri di campo e sicurezza nei passaggi, mantenendo il possesso del pallone a lungo e affermando la propria superiorità a centrocampo dove il quartetto di mediani non ha quasi mai perso il controllo e dove spesso Antenucci e Bianchi sono scesi a dare una mano per mettere insieme le azioni offensive.

Non che siano state generate immediatamente delle azioni pericolose, ma la musica è cambiata nettamente. Stevanovic a destra ha fatto sentire la propria differenza di qualità rispetto al Castellini che conosciamo, Suciu a sinistra faceva il tuttofare, mentre Iori e Vives dettavano i tempi e il risultato si è visto: affondo di Steva, cross basso senza guardare al centro (che i difensori doriani aspettavano su Bianchi e Antenucci) e stilettata di Suciu, perfetto nell’inserimento.

La notizia però non è nell’azione, pur bella, ma nel fatto di vedere tre giocatori granata sul pezzo nel momento del cross di Steva, cosa che anche quest’anno non abbiamo visto spesso, ma segno tangibile della volontà di questa squadra di non voler mollare.

Dal momento del pareggio, poi, spazzate via le sicurezze dei blucerchiati, il Toro ha preso il possesso della partita e non c’è stata più storia. Il gol sarebbe stato solo questione di attendere, favorito anche dalla mossa intelligente di Ventura di sostituire l’infortunato Suciu con un attaccante (Ebagua) e spostando Antenucci sulla sinistra a provocare mal di pancia alla squadra doriana. Straordinario, Antenucci, nel saltare in ripartenza (iniziata da Parisi) un paio di avversari e nel servire un pallone d’oro a Bianchi che finalmente non ha sbagliato. Un gran gol, da applausi in piedi, finalmente, anche perché tutt’altro che casuale, anzi nato da una superiorità dimostrata sia in difesa che a centrocampo, dove tutti hanno fatto la loro parte.

E’ un Toro che non deve creare illusioni, sopratutto negli interpreti, il campionato è appena iniziato. Ma almeno si può serenamente sperare (e non ciecamente illudere) in una squadra di calcio che giochi al calcio e faccia finalmente godere un poco i suoi tifosi, che da molti, troppi anni aspettano di vedere uno spettacolo degno della propria passione.